La critica va considerata alla luce del più recente sviluppo dello studio dell'oculometria, dove la minima complessità dei fenomeni percettivi (ovvero non appena si smette di trattare astrattamentei principi dell'ottica, come è il caso della visionenegli organismibiologici) viene espressa in termini di capacità del soggetto che conduce l'esperienza: la forma semplice è dunque una schematizzazione di distinti livelli dell'immagine sotto l'influsso della necessità di determinare una gerarchia che porta l'attenzione del campo visivo a decentrare un obiettivo verso zone di risoluzione sempre minore, e viceversa (a proposito si guardi la voce retina- in particolare il rapporto tra le zone della foveae la macula). L'ingegneria della ricerca sui movimenti oculari, al riguardo, propone un approccio sistemico allo studio empirico dei valori visivi della percezione.
A sua volta, la nozione di Gestalt communications(espressa nella definizione del progetto Gescom) riprende, in quanto alla generalizzazione di sensonel contesto paradigmatico, il rilevamento della socialità dell'esteticanel già teorizzato (da parte dello psicologo Carl Gustav Jung) inconscio collettivo. Gli sviluppi successivi in ambito di formalizzazione del suo concetto di Sincronicità , formulato negli anni cinquanta (ma considerato per lo più pseudoscientifico, nella comunità intellettuale) sono testimoniati dall'approccio computazionaleall'estetica: per il gruppo a capo del "motore di inferenza della qualità estetica" - detto Acquine, nelle immagini fotografiche[1].
La teoria è supportata dal modello vettoriale della specializzazione funzionale nella corteccia cerebrale per l'orientamento dei movimenti oculari (basato sull'organizzazione foveale, macula-periferica polarizzata) via spettrofotometria, in quanto esibita dai fotorecettori a causa del loro essere fisicamente sensibili fino ai singoli fotoni della luce[2]: risultato dedotto dall'applicazione delle proprietà entangled dei microtubuli nei neuroni delle aree V1-V5 determinate da Semir Zeki[2].
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